
31 Ago AC/DC a Varsavia
Quando la brand protection entra nella zona grigia
Durante il recente concerto degli AC/DC al PGE Narodowy di Varsavia, i nostri operatori si sono trovati ad affrontare un caso emblematico di ciò che oggi definisce la nuova frontiera della brand protection: non solo la contraffazione evidente, ma anche tutto ciò che, pur non violando formalmente alcuna norma, ne sfrutta i margini.
Fin dal mattino, abbiamo monitorato le aree esterne allo stadio e i principali punti di accesso, compresi i tunnel della metropolitana e i corridoi di scambio pedonale; lì abbiamo individuato venditori che proponevano prodotti chiaramente ispirati all’estetica del brand, ma tecnicamente generici: luci da concerto, t-shirt gratuite, accessori non marchiati. Non c’erano loghi ufficiali, ma il richiamo all’artista era evidente.
In parallelo, abbiamo sequestrato 78 pin e 112 magneti contraffatti, bloccato la vendita illegale di t-shirt in prossimità della metropolitana, segnalato traffici di magliette false provenienti da piattaforme online e documentato, con materiale fotografico, la distribuzione di merchandising “non ufficiale ma tollerato”, persino da parte di alcuni media partner.
Il vero tema, in questo caso, non è solo il falso esplicito, ma il rischio più sottile: quello di una confusione commerciale che svuota il valore percepito del brand, rendendo difficile per il fan distinguere il prodotto ufficiale da ciò che lo imita. In un contesto simile, l’intervento legale si complica, le reazioni si fanno più lente e i confini diventano sempre più labili.
Per noi di Carpinvest Group, la brand protection oggi significa leggere questi segnali, agire prima che l’ambiguità si trasformi in danno e costruire un presidio che tenga conto di tutte le variabili: offline, online, formali e culturali.
Proteggere un marchio, in eventi come questo, è una questione di dettagli, di presenza continua e di azione lucida in una zona sempre più grigia.